NOTE

NOTA n. 1

DEMOCRAZIA = rispetto della volontà della maggioranza

SOLO QUANDO SI TRATTI DI 'SCELTA FINALE'

Oggi si sente spesso parlare di democrazia interna a movimenti e gruppi. Forse è il caso di ragionare un po' su se, quando e in che misura tale concetto sia accettabile.

A mio avviso (e personalmente considero IRRINUNCIABILE l'accettazione nell'AREA di questa impostazione), il concetto è da applicare solo se e quando si tratti di operare una scelta finale, una scelta che coinvolga solo e tutto il gruppo chiamato a rispettare tale scelta.

Spiego il concetto con due esempi:

- se un gruppo, una associazione, una qualunque aggregazione dovesse scegliere una sua nuova sede o un suo rappresentante, allora la scelta della maggioranza deve essere considerata vincolante, in quanto quella scelta coinvolge solo gli aderenti all'aggregazione: per quella aggregazione, quella è LA scelta finale per quello specifico problema;

- se la stessa aggregazione (ad esempio un circolo politico-culturale) fosse determinata a prendere posizione su un argomento di interesse pubblico e generale (costruzione di una tangenziale, ristrutturazione di un edificio pubblico, organizzazione di un pubblico servizio, ecc,), allora anche le posizioni minoritarie conserverebbero il loro diritto di esprimersi in qualunque modo, anche pubblicamente, in disaccordo con la maggioranza, in quanto la 'scelta finale' riguarda tutta la comunità e, prima di far parte dell'aggregazione, le 'minoranze' fanno parte della comunità.

In sostanza, ritengo che la 'democrazia interna' non abbia diritto di fungere da strumento istituzionalizzato di 'cassazione' di idee e scelte 'parziali' presenti od operate all'interno di un qualunque gruppo che rappresenti solo una porzione della comunità direttamente interessata dai problemi che quelle idee e quelle scelte intendono risolvere

 

NOTA n. 2: Contagio e 'segno'

Lo spirito del 'contagio' è sottolineato anche dall'essere prevista la possibilità per chiunque si senta parte dell'AREA di inserire in un proprio simbolo elettorale il segno distintivo dell'AREA stessa -l'Italia rovesciata presente nell'home-page- (accordandosi in sede locale con gli altri cittadini che intendano fare altrettanto, per fare fronte comune).

Questa possibilità potrebbe sembrare identica a quella del 'bollino' di Grillo, ma è cosa ben diversa! Là, i candidati sono chiamati a chinarsi e battersi sotto l'immagine del guru, del capo, del 'migliore' (dopo averne chiesto umilmente la paterna benedizione); qui si sceglie di agire in piena indipendenza, in nome di valori e principi condivisi (altrimenti, non ci si segnalerebbe per la “RUBRICA degli infetti e degli untori di Democrazia”).