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Considerazioni personali sull'aborto |
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Aborto: responsabilità, libertà o arbitrio C’è un argomento che voglio trattare brevemente, a titolo personale, in quanto lo ritengo paradigmatico della fuga dalle responsabilità che si è innescata nella nostra società: il presunto diritto ad abortire. Io, laicamente e ‘matematicamente’, ritengo che la libertà di scelta se accettare una gravidanza o non accettarla debba essere pienamente riconosciuta fino al ‘momento’ dell’impianto dell’embrione nel grembo materno, ma che non sia corretto né giustificabile eliminare un "essere vivente" che vi abbia già posto le sue radici. La convinzione che ho esposto la spiego con ragionamenti che partono dalla inevitabile esistenza di un ‘prima’ e di un ‘dopo’, cioè dalla necessaria individuazione della condizione discriminante tra il "non-uomo" e l’"uomo", tra la libertà di non accettare il "non-ancora-Uomo" ed il responsabile dovere di lasciare arrivare l’"Uomo". Partendo da molto lontano, il ragionamento che propongo individua solo quattro momenti "di svolta" nella vicenda che porta alla nascita di un Uomo (per semplicità, ho l'abitudine di chiamare ‘Uomo’ -preferibilmente con la U maiuscola- qualunque essere umano, senza distinzione di sesso):
1. - Rapporto sessuale La donna deve essere libera di accettarlo o non accettarlo, qualunque sia la sua condizione, qualunque sia la sua motivazione. Guai sempre e comunque a chi tocchi una donna che non voglia essere toccata. 2. - Fecondazione dell’ovulo La donna deve essere assolutamente libera di pretendere che il rapporto sessuale accettato (o cercato) non porti alla fecondazione di un suo ovulo ... e deve poter scegliere modalità e mezzi idonei al conseguimento del rispetto di questa sua scelta. 3. - Impianto dell’embrione nell’utero Un ovulo fecondato che non si impianti nel grembo materno non può sopravvivere, quindi, prima di questo suo impianto non ha nessuna identità di "uomo", e una donna deve essere lasciata libera di scegliere se accogliere questo "insediamento" o no. 4. - Nascita Rendendolo indipendente dal corpo materno, l’interruzione del cordone ombellicale trasforma il ‘nascituro’ in ‘nato’, e, a questo punto, la donna non è libera di togliergli la vita. Ora, le domande che, razionalmente, ci si deve porre sono due: A. - prima del ‘momento n. 4’, quell’essere che si è formato può essere considerato ‘Uomo’ (o resta ostinatamente ‘non-ancora-Uomo’)? B. - nel caso in cui alla domanda precedente si possa rispondere che almeno in un determinato momento è ‘Uomo’, ci si deve chiedere: tra il ‘momento n. 3’ ed il ‘momento n. 4’ esiste un preciso momento in cui si abbia il passaggio da ‘non-ancora-Uomo’ a ‘Uomo’? Alla domanda A., si deve rispondere che sicuramente l’essere di cui stiamo parlando è ‘Uomo’ prima di nascere: in caso di necessità (incidente alla madre – malattia della stessa) infatti, egli può essere fatto nascere prima che si produca il parto naturale. Possiamo quindi razionalmente affermare, ad esempio, che cinque giorni (120 ore) prima del parto naturale l’essere di cui stiamo parlando è sicuramente un ‘Uomo’, provvisoriamente ospite in un corpo altrui ... ... e adesso dobbiamo avviare un ragionamento ricorsivo: ... posto che all’inizio della 120.esima ora antecedente il parto naturale l’’essere’ è un ‘Uomo’, durante la 121.esima ora antecedente il parto, in quell’essere, si verifica un cambiamento tale da poterci permettere di affermare che ‘dopo’ quell’ora è sì un ‘Uomo’, ma ‘prima’ di quell’ora non lo era? La risposta a questa domanda è senz’altro negativa: in quella 121.esima ora non c’è alcuna discontinuità nello sviluppo di quell’essere, per cui se ‘dopo’ è un ‘Uomo’, lo è sicuramente anche ‘prima’ ... avuta questa risposta, ripetiamo la domanda: ... posto che all’inizio della 121.esima ora antecedente il parto naturale l’’essere’ è un ‘Uomo’, durante la 122.esima ora antecedente il parto, in quell’essere, si verifica un cambiamento tale da poterci permettere di affermare che ‘dopo’ quell’ora è sì un ‘Uomo’, ma ‘prima’ di quell’ora non lo era? La risposta a questa domanda è senz’altro negativa: in quella 122.esima ora non c’è alcuna discontinuità nello sviluppo di quell’essere, per cui se ‘dopo’ è un ‘Uomo’, lo è sicuramente anche ‘prima’ ... ... ... posto che all’inizio della 561.esima ora antecedente il parto naturale l’’essere’ è un ‘Uomo’, durante la 562.esima ora antecedente il parto, in quell’essere, si verifica un cambiamento tale da poterci permettere di affermare che ‘dopo’ quell’ora è sì un ‘Uomo’, ma ‘prima’ di quell’ora non lo era? La risposta a questa domanda è senz’altro negativa: in quella 562.esima ora non c’è alcuna discontinuità nello sviluppo di quell’essere, per cui se ‘dopo’ è un ‘Uomo’, lo è sicuramente anche ‘prima’ ... ... ... ... posto che all’inizio della 2561.esima ora antecedente il parto naturale l’’essere’ è un ‘Uomo’, durante la 2562.esima ora antecedente il parto, in quell’essere, si verifica un cambiamento tale da poterci permettere di affermare che ‘dopo’ quell’ora è sì un ‘Uomo’, ma ‘prima’ di quell’ora non lo era? La risposta a questa domanda è senz’altro negativa: in quella 2562.esima ora non c’è alcuna discontinuità nello sviluppo di quell’essere, per cui se ‘dopo’ è un ‘Uomo’, lo è sicuramente anche ‘prima’ ... ... ... ... posto che all’inizio della 4156.esima ora antecedente il parto naturale l’’essere’ è un ‘Uomo’, durante la 4157.esima ora antecedente il parto, in quell’essere, si verifica un cambiamento tale da poterci permettere di affermare che ‘dopo’ quell’ora è sì un ‘Uomo’, ma ‘prima’ di quell’ora non lo era? La risposta a questa domanda è senz’altro negativa: in quella 4157.esima ora non c’è alcuna discontinuità nello sviluppo di quell’essere, per cui se ‘dopo’ è un ‘Uomo’, lo è sicuramente anche ‘prima’ ... ... e così via ... ... è chiaro che il ragionamento ricorsivo proposto rimane immutato fino a che si va a sbattere sulla risposta: "sì, c’è stato un evento che ha decisamente mutato la situazione: ‘dopo’ tale evento, quell’’essere’ è un ‘Uomo’ (seppure ospite di un altro corpo), ‘prima’ non lo è e, non essendo ‘impiantato’ sul corpo che lo ospita, non è nemmeno nella condizione di sopravvivere secondo normali leggi naturali né, quindi, di completare la sua formazione. Basandomi sul ragionamento che ho esposto, io mi sono convinto che l’interruzione volontaria di una gravidanza (che segue l’impianto dell’embrione nel grembo materno) non sia affatto un diritto, una libertà, un simbolo del progresso della civiltà, ma una mancata assunzione di responsabilità, un arbitrio. Questo lo dico pur conservando tutto il rispetto per le donne che abbiano operato una scelta diversa (e sbagliata, per me). Per limitare o eliminare il ricorso a quella che in una società matura e civile dovrebbe essere considerata come una ingiustificabile soppressione di quegli ‘esseri’ che, sulla base del ragionamento di cui sopra, ritengo debbano essere considerati ‘Uomini’, penso che l’’Ente pubblico’ debba provvedere
Per chiudere, mi permetto un sommesso commento personale, basato sulla presunzione che il ragionamento ‘matematico’ esposto più sopra non possa essere validamente e ‘matematicamente’ ribaltato: "È deprimente, squallido che una sedicente ‘CIVILTÀ’ osi vantare come indicatore del proprio progresso la sua capacità di sopprimere ‘esseri’ che non sono in grado di difendersi, invece dell'affermazione di un responsabile impegno ad assicurare loro una presenza sicura e dignitosa nell’ambito della sua struttura sociale!" |
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